Psicologia dello Sport

Fase 2, lo sport riprende a piccoli passi

1.Partiamo da una premessa: Psicologia e Sport, quale legame?

La Psicologia dello Sport affonda le sue radici in quella che viene chiamata Psicologia positiva, ovvero quella parte della psicologia deputata alla cura del  benessere prima ancora che quella del malessere come invece comunemente viene intesa la psicologia qui in Italia.

La Psicologia sportiva anche chiamata Mental Training, si occupa delle abilità mentali degli sportivi che, al pari di qualunque altra, possono venire allenate e incrementate grazie all’utilizzo di tecniche specifiche, riguardanti ad esempio: la gestione dell’ansia, la possibilità di mantenere alta la propria motivazione, la capacità di raggiungimento degli obiettivi, la possibilità di migliorare la propria performance, ecc…

La figura dello Psicologo dello Sport, inoltre ben s’inserisce in tutte quelle situazioni legate alla comunicazione all’interno delle società come ad esempio tra allenatori e squadra, dove c’è bisogno di dialogo e conoscenza dell’altro.

 

2. Credo che la categoria che in questa emergenza coronavirus abbia ricevuto più critiche, quando non ostilità, sia quella dei runner. Che spiegazione si è data a tutta questa insofferenza nei loro confronti?

La figura del runner, sempre più emergente negli ultimi anni, viene quasi associata a qualcosa di sovversivo persino rispetto allo sportivo classico. Quello da corsa, si potrebbe definire quasi un movimento sociale prima ancora che uno sport, da tanto si sta espandendo, facendo proseliti ovunque.

I runner amano correre ma lo fanno alle loro regole, rigorosamente in mezzo alla natura spesso sotto le intemperie, senza lasciarsi mai corrompere dalle rassicuranti parenti di una palestra. Sono dotati di una fortissima motivazione intrinseca che li porta ad una continua sfida contro i propri limiti. Correre per alcuni rappresenta un vero momento di riscatto rispetto alla propria storia personale, perché in definitiva il running può essere letto anche come una grande metafora della vita dove, sulle proprie forze con tenacia e volontà, si può davvero arrivare lontano.

Credo che l’ostilità degli ultimi tempi verso di loro risieda proprio in questa percezione d’irriducibilità idiosincratica, rispetto ad un paese che al contrario impaurito e sotto shock si rimette completamente alla volontà di chi governa astenendosi da qualunque principio critico, quasi in un atto di fede, rispetto alle decisioni che vengono prese, riguardanti il proprio futuro e quello della propria salute ed economia.

 

3. Chi più ha sofferto questa prolungata privazione di attività motoria?

Il movimento fisico è il motore che anima l’essere umano, facendo ripartire l’energia, migliorando lo scambio di ossigeno con l’ambiente, aumentando il tono muscolare e quello dell’umore facendo produrre sostanze che regolano gli ormoni, i ritmi circadiani, ecc… Non è un caso che tutti i medici consiglino di fare attività fisica per contrastare gli effetti negativi della vita sedentaria.

Durante questa quarantena stiamo tutti risentendo della forzata inattività ma ovviamente gli sportivi abituati al beneficio costante, prodotto dalle endorfine, stanno accusando il colpo di più rispetto a chi alla sedentarietà era già abituato.

 

4. Nella fase 2 si potrà tornare a correre e a camminare, pur mantenendo le distanze sociali. Crede che le persone saranno sufficientemente responsabili da rispettare le regole?

La fase 2 riserva in effetti grandi incognite. Se ripensiamo ai mille messaggi contraddittori altamente nevrotizzanti della fase 1, dove tutto era più semplice rispetto alla 2, dove l’unica cosa certa era il rimanere in casa e dove invece tutto è stato il contrario di tutto riguardo a: mascherine se portarle o no, runner se continuare gli allenamenti o no, bambini se mandarli al parco o no, ecc…

La maggioranza degli italiani ha dimostrato di avere preso molto seriamente le nuove regole di questi tempi nella fase 1. Il vero dubbio è se siamo stati adeguatamente preparati con messaggi chiari e non discordanti tra loro, alla nuova fase che ci attende, dove si passerà dalla paura fobica del contagio per il quale l’unica salvezza è stata finora quella stare in casa, al dover invece convivere con questo pericolo invisibile, adottando nuovi comportamenti non ancora ben consolidati.

 

5. Quali consigli si sente di dare alle persone che tornano, pur con tutti i vincoli, a praticare attività fisica?

Di immaginare anche questa come una sfida, un’occasione di allenamento per quella che viene chiamata resilienza, che ricordiamo essere la capacità di resistere agli urti della vita, rimanendo positivi e traendo insegnamento da essi.

Vedere la fine di questo periodo costellato da nuove regole come il distanziamento sociale, che limitano fortemente l’attività fisica (ad esempio negli sport di squadra e di contatto), come il prossimo obiettivo da raggiungere, un nuovo podio da conquistare, un tanto agognato traguardo alla fine di una lunga maratona.

 

Fonte dell’articolo: https://www.parmadaily.it/fase-2-lo-sport-riprende-a-piccoli-passi-intervista-alla-psicologa-samantha-vitali/

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